BOLOGNA - E’ stato fermato nella notte, con l’accusa di omicidio preterintenzionale, Michele Tropper, il trentacinquenne che ieri, durante un gioco erotico di sottomissione, ha provocato il decesso di un 31enne triestino di nome Andrea. L’uomo, così femminile da sembrare una donna (anche ai militari che l’hanno ritrovato) è morto soffocato legato a un albero con una catena nel giardino di una casa a Passo Segni di Baricella, nella Bassa bolognese.
La dinamica del “gioco”. Tropper ha ammesso di aver gradualmente soffocato la vittima, in abiti femminili, stringendo la catena al collo su richiesta del giovane. La pratica però sarebbe andata oltre il limite e l’uomo avrebbe perso la vita. Dopo diverse versioni, verso le 4 della scorsa notte, l’uomo è crollato. Andrea, secondo il racconto di Tropper, lo avrebbe convinto a legarlo all’albero del suo giardino con quattro giri di spessa catena. Lo scopo era provocare l’ipossia. Ma Andrea si è accasciato.
Il tentativo di inscenare un suicidio. Resosi conto di quello che era successo, Tropper ha chiamato sia il 113 che il 118 e poi i cugini, che vivono vicino a lui, sostenendo che l’”amica” si era suicidata. Ma alla fine ha confessato, spiegando di aver messo le chiavi delle manette – che bloccavano le caviglie del compagno – nelle mani di Andrea, per far credere proprio a un suicidio. Ma è apparso subito chiaro che era impossibile che il ragazzo si fosse legato da solo. Tropper, che ha affermato che manette e catene erano state portate dal partner, teneva nell’auto libri con immagini di pratiche sessuali estreme.
L’incontro fra i due. Il 35enne, ora nel carcere bolognese della Dozza, al pm titolare dell’inchiesta Lorenzo Gestri ha raccontato di aver conosciuto il giovane in una chat, intorno ad aprile. Michele cercava un grafico per disegnare la copertina del suo disco, e Andrea (che si faceva chiamare da tutti Alice) si era presentato come tale. Dopo un primo incontro a Trieste, i due si erano poi visti a Bologna, dove “Alice” (che al partner occasionale aveva detto di avere 19 anni) si faceva ospitare da Michele nel casolare teatro della sua morte. Lì Tropper accudiva il padre disabile, che al momento della tragedia, avvenuta in giardino, era in casa.
Una vita difficile. Sempre stando al racconto di Michele, “Alice” gli avrebbe detto di essere un ermafrodita e di avere 19 anni, una vita difficile alle spalle e diversi problemi di salute. Ma, da quanto hanno spiegato, agli inquirenti, i parenti della vittima, Andrea aveva già ottenuto l’autorizzazione del tribunale per cambiare sesso. Secondo Michele era stata proprio “Alice” ad introdurlo al “bondage” (una pratica sessuale basata su costrizioni fisiche, come catene o bavagli) facendogli vedere filmati e foto. Tropper ha negato che tra loro ci siano mai stati atti sessuali completi, ma gli inquirenti vogliono verificare la sua versione e se effettivamente fosse estraneo a queste abitudini sessuali.
L’accusa. Tropper, difeso dall’avvocato Lorenzo Catozzi, è accusato di omicidio preterintenzionale. Perché da un lato, anche se c’era il consenso di Andrea a essere legato, e per ipotetica estensione a subire lesioni, alla fine però il gioco è finito con la morte di Andrea. I militari stanno analizzando il suo computer. Nelle prossime ore il pm chiederà la convalida del fermo. L’autopsia del medico legale Matteo Tudini potrebbe essere fissata per venerdì. (Fonte: La Repubblica)